Tutti i contenuti del sito www.loradimosca.it sono tutelati dal diritto di autore.
logo

Immagina

  • Box cm 30×22 in cartone vegetale con logo in rilievo
  • Foglio con testo critico
  • 11 opere originali cm 21×15. Ciascuna opera è disposta in una cartellina realizzata in carta di pregio cm 29×21
  • per informazioni: info@loradimosca.it

Immagina le cupole d’oro del Cremlino incendiate dal sole al tramonto, d’inverno; il cielo così terso, nel freddo, da sembrare prosciugato d’aria; le rosse muraglie della fortezza riflesse sull’azzurro-viola della Moscova gelata… Una sinfonia di colori, sui quali come un grido di trionfo, come un alleluja immortale, scoppia la linea bianca, intagliata, rigida del campanile di Ivan Velikij. Così Vasilij Kandiskij, in un passo da Sguardi sul passato, descrive l’ora del tramonto a Mosca, con parole d’incanto, in cui risuona, semplicemente, lo stupore di fronte alla Bellezza. Rendere quest’ora mi sembrava la felicità più grande, più irraggiungibile che potesse toccare a un artista. […] A ogni giorno di sole, queste impressioni mi tornavano. Mi davano una gioia che scendeva sin nel profondo dell’anima, mi portavano sino all’estasi. Il progetto L’ora di Mosca prende spunto da questo passo dell’artista russo, in cui, tra le righe di una descrizione di rara forza evocativa, rutilante di colori, impreziosita da cadenze musicali, si legge una dichiarazione di poetica: primo, che c’è un senso innato del Bello, un’“esperienza” del Bello “di natura”, che può essere tanto intensa da rasentare l’estasi; secondo, che l’arte deve cercare di imitare non la natura in sé, ma l’intensità di quel Bello; terzo, che questa intensità dell’esperienza del Bello non è data da un singolo elemento, da un solo colore, da una sola nota, da un solo strumento, ma dall’insieme, dal concerto di essi, dall’accordo delle diversità. Diverse sono le personalità degli artisti che fanno parte del gruppo L’ora di Mosca, diversi i linguaggi, che spaziano dalla pittura astratta alla performance, dalla fotografia all’installazione. E questa diversità non è ricondotta ad unum, anzi, diventa piuttosto un punto di forza del progetto esprimendo in ciò un tratto pienamente contemporaneo, se è vero che uno dei pochi fili conduttori rintracciabili nella produzione artistica degli ultimi due o tre decenni, in quest’era che è strutturalmente “post”, post-industriale, post-moderna, post- ideologica, è il suo carattere poliedrico, multiforme e mutante. Piuttosto, collante del gruppo è l’istanza etica, la pervicace affermazione di esistenza, dell’Arte, pur in una condizione di precarietà che, solo un anno fa, sarebbe stata inimmaginabile e che colpisce soprattutto chi lavora in e con la Cultura.
Ci siamo – sembrano dirci gli artisti de L’ora di Mosca – Non intendiamo proporre questo o quell’altro stile, questo o quel credo. Non affermiamo dogmaticamente un principio, né un’unica forma di bellezza, piuttosto l’esigenza che ci sia, una qualche forma di Bellezza. Il termine è per lo meno pericoloso, quando si parla di arte contemporanea, gravato com’è di ambiguità, di una macchia di passatismo difficile da eliminare. Forse sarebbe meglio parlare di autenticità o di coerenza intellettuale, ma a me “bellezza” piace, in quanto cifra e riaffermazione della specificità dell’esperienza estetica. Del resto, “belle”, in tal senso, sono le cupole del Cremlino descritte da Kandinskij, “bella” quella luce, quell’ora che rapisce gli occhi e l’animo dell’artista come di tutti noi. “Belle”, in questo senso, le opere racchiuse in questo cofanetto: ognuna una voce, una nota diversa che contribuisce a riaffermare la profonda, umana esigenza dell’Arte.

Chiara Tavella